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.Sound Of Silence., The GazettE
view post Posted on 13/7/2009, 12:36Quote
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AyaChan U.U

Group: _Pure Blood
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Location: Da Hellion *O*


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 15:18, 15 minuti fa


.Sound Of Silence.


 


TITOLO : .Sound Of Silence.


AUTRICE : HOLYgirl/GothicGirl


GENERE : AU(Alternative Universe), drammatico, angst


RATING : PG 13


WARNING : Disturbo mentale, self harm, tentato suicidio


CHARACTER : The GazettE


PARING : Uruha/Aoi


BETA :


DISCLEIMER : I personaggi presenti in questa storia non mi appartengono(Purtroppo çVç ). A parte quelli inventati di sana pianta (ovviamente). La storia è tutto frutto della mia mente BAKATA e PERVERSA. Non scrivo per scopi di lucro , ma solo per puro divertimento e sfogo (si perché la scrittura è anche uno sfogo..come la musica , la pittura ecc ecc ..)



 


 



 


 


 


 


“Lui non ti ama e questo lo sai, vero?”


 


Quella voce nella sua testa non smetteva un solo secondo di infastidirlo, era costantemente li con lui vani i tentativi di imporsi che tutto ciò era solo frutta della sua mente. Lei era sempre li , sempre di più intimidendolo, dicendogli che ormai non valeva più nulla e che non sapeva fare neanche ciò di cui tutti tanto lo invidiavano.


Stava diventando sempre più il guscio dell'uomo che era.


 


“Ti lascerà rimpiazzandoti con qualcun altro! Tu..tu sei solo un fallito ed un illuso, non meriti il suo amore. Lui merita di meglio!”


 


Piangeva senza sosta, era vero lui non meritava di essere amato da Uruha, non meritava tutte le sue continue premure , il suo continuo essere presente nei momenti peggiori della sua stramaledettissima vita.   Una vita passata solo a compiacere i desideri degli altri, mai che pensasse a se stesso, mai. Era una delle cose che proprio non riusciva a fare, ma se solo per una sola volta l'avesse fatto ora non si troverebbe a lottare contro qualcosa più grande di lui.


Rannicchiati in un angolo del bagno cercò invano di ricomporsi, di non piangere e cercare di sorridere solo per una volta. Solo per lui.


 


“E' inutile, lui già non ti vuole più!”


 


Quella voce continuava a ferirlo con le sue parole sempre più taglienti, voleva chiedergli cosa volesse da lui cosa ne sapeva dell'amore che legava i due. Di come si sono conosciuti grazie al suo amore per l'arte. No non poteva saperlo.


 


“Io so più di quanto immagini, caro. Sei sempre stato un illuso nel creder che ti avrebbe amato per sempre.”


 


“Basta..smettila!” le sue parole erano a mala appena un sussurro, si portò le mani fra i capelli quasi a volerli strappare. Non ne poteva più Da quanto tutto ciò andava avanti, un anno forse? Non lo ricordava più a volte preferiva la vera solitudine a tutto ciò. Non ricordava cosa volesse davvero dire essere soli o essere solo con lui , non ricordava cosa volesse dire essere felici sorridere solo per il gusto di farlo e non perché doveva per non far preoccupare ancora di più la persona che amava.


Lui ce la stava davvero mettendo tutta per uscire da quell'inferno, ma sembrava che tutti i suoi sforzi venivano vanificati; perché ogni qual volta  rimaneva solo lei arrivava puntuale a rovinare il lavoro che lo psichiatra stava facendo. Non doveva permettergli di fare ciò, ma era terribilmente debole e questo ormai lo sapeva.


 


“Non importa quanto tu ci stia provando! Sei inutile a lui a te e sopratutto al mondo. Possiamo fare ameno della tua inutile presenza!”


Rideva. Quella maledetta si prendeva gioco di lei, usava le sue debolezze per aprire ancora di più le sue ferite e lui poteva sentire il sangue della sua anima scorrere. Bruciava, li nel mezzo del petto bruciava terribilmente , mozzava il fiato e lui non poteva fare nulla per farla smettere. Quel dolore lo stava uccidendo un po' alla volta corrodendolo dall'interno.


 


“Basta..basta, smettila! Cosa altro voi da me?” soffocò un singhiozzo strinse le ginocchia ancora più a se nascondendo il viso fra di esse, le lacrime scendevano copiose. Stava reprimendo il bisogno impellente che aveva di farlo di nuovo per sentirsi meglio. Il bisogno che aveva di sentire il calore del sangue che fluiva via dal suo corpo, ma aveva promesso che non l'avrebbe più fatto. Non poteva deludere Uruha proprio adesso che le cose sembravano tornare alla normalità dopo un anno di sofferenza, una anno che il biondo aveva passato a curare le ferite che l'altro si provocava volutamente. All'inizio non sapeva ciò, credeva che il moro fosse solo un po' sbadato , ma giorno dopo giorno le ferite moltiplicavano e il polso del ragazzo era un disordine di tagli su tagli. Aveva iniziato dal polso, passando poi al braccio e li Uruha si accorse che qualcosa non andava e doveva intervenire prima che qualcosa di più grande potesse accadere.


Una mattina di quasi sei mesi prima, dopo una lunga nottata passata come sempre a tenere fra le braccia Aoi aveva deciso di portarlo da uno specialista che avrebbe potuto aiutarlo e a farlo tornare il ragazzo spensierato e pieno di vita che era un tempo. Aoi sapeva benissimo che ormai era diventato solo un peso per il biondo, e si la voce che lo infastidiva aveva ragione non meritava più la pazienza e il suo amore.  Sapeva che se avrebbe incominciato di nuovo a farsi del male tutto sarebbe tornato come prima, o peggio. Aveva promesso, ma il sapere di non valere più nulla, il sapere di essere un fallimento agli occhi di tutti lo stava facendo sprofondare ancora di più nel baratro.


Alzandosi usci dal bagno arrancando arrivò fino al suo studio – o ciò che ne rimaneva – si suo disegni erano  per la maggior parte sparsi ovunque, avrebbe voluto tanto bruciarli. Non voleva avere una prova della sua inutilità e incapacità di fare ciò che sapeva, credeva di saper fare bene.


Ne raccolse uno dal mucchio : Ritraeva il suo Uruha mentre dormiva, amava ritrarlo nei momenti in cuoi l'altro era incosciente del fatto di venire immortalato, ma sopratutto amava ritrarlo quando dormiva perché lo rendeva sereno, ma ora non ne era più capace.


Non era più capace di tenere una matita in mano, perché loro non cessavano neanche un secondo di tremare. Si sedette alla scrivania prendendo il suo blocco da disegno, tentò di disegnare di nuovo, ma gli bastò solo una linea storta un tremolio della mano per farlo scoppiare di nuovo.


 


 


“Non sei neanche più capace di tenere una matita in mano! Sei proprio una nullità!!” disse con tono sempre più duro, come se tentasse di aprire un'altra ferita nel suo cuore ormai colmo di esse. “NO! Non è vero!” urlò all'aria “Oh certo che è vero e, tu questo già lo sapevi!” continuò in tono canzonatorio. “No, stai mentendo. Lasciami, lasciami in pace maledetta!” sibilò fra i denti, scaraventando a terra tutto ciò che era rimasto sulla scrivania urlando per la rabbia, la frustrazione e la stanchezza di sentirsi così terribilmente inutile. Alzandosi di scatto corse verso il bagno dove sapeva benissimo che avrebbe potuto trovare delle lamette, Uruha aveva fatto sparire tutti coltelli dalla casa perché non voleva più vedere Aoi farsi del male e deturpare la sua candida pelle. Cercò ovunque,  ribaltando tutte le bottiglie di medicinali e come un drogato era incera della sua droga; E la sua droga non era altro che una lametta ma sembrava che il biondo le avesse nascoste, ma lui ne aveva davvero bisogno.


 


“Ma guardati. Sei così debole..!” la voce canticchiava le ultime parole come se fosse un qualcosa di normale da fare. Essa martellava in continuazione nella testa del moro che imperterrito continuava la sua ricerca finché non le trovò.


 


“...debole...” continuava senza sosta.


 


“Taci! So che lo sono..Lo s-so..” ormai le lacrime invadevano prepotentemente i suoi occhi, nulla poteva far si che riuscisse a smettere.


Quanto avrebbe voluto che Uruha fosse con lui in quel terribile momento, quanto avrebbe voluto sentire le parole di conforto che solo Uruha sapeva riservargli. Avrebbe voluto sentire le braccia dell'altro infonderlo del suo calore, avrebbe voluto sentirlo stringerlo finché non si calmasse.


 


“Ma lui non è qui” disse cantilendando. “Siamo soli. Io e Te!” continuò.


 


“No!..tu non esisti, sei solo una voce...solo una voce!” si accasciò a terra tenendo tra le mani la sua droga “...solo una maledettissima voce” aveva preso a piangere sempre più fortemente stringendo sempre più quella piccola lama fra le sue mani.


 


“Oh si che esisto!” disse come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo. “So che puoi sentirmi, qui proprio accanto a te...” questa volta stava sussurrando, e Aoi poté dire che era davvero li, poteva sentire il suo alito contro la sua pelle e rabbrividendo si voltò di scatto per vedere se davvero ci fosse qualcuno alle sue spalle, ma vide solo la parete bianca del bagno.


 


Non ne poteva più voleva più di ogni altra cosa che quella maledetta voce se ne andasse definitivamente. Stava ricordando come era bello stare con Uruha nel suo piccolo negozietto d'arte, gli piaceva guardarlo lavorare, gli piaceva sentirlo dietro di lui quando voleva fargli capire come doveva usare una determinata tecnica era come se in quel momento fossero una persona sola, gli mancava davvero tanto quei giorni.


 


“Oh non credevo fossi così, come potrei definirti..sentimentale!” questa volta le sue risa arrivarono ad Aoi come cariche di derisione.


 


Voleva che se ne andasse e senza pensarci passò la lama sulla sua pelle già piena di vecchie ferite, vedeva il sangue scorrere ma non era molto per far si che lei se ne andasse, allora premette di nuovo la lama e se ne procurò un'altra e poi un'altra e un'altra ancora.


 


“Credi che così facendo me ne andrò? Povero illuso!”


 


No non pensava che se ne sarebbe andata, ma almeno per un po' sarebbe scomparsa o meglio era ciò che sperava dal profondo del cuore. Il sangue continuava ad uscire, ma ancora riusciva a sentire quella maledetta allora affondò di nuovo la lama ma questa volta troppo profondamente e senza volerlo prese una vena il sangue schizzò ovunque, usciva copioso e non cessava. Il cuore di Aoi iniziò a battere per la paura, non voleva che ciò succedesse, voleva solo che quella maledetta se ne andasse per un po' , che lo lasciasse solo libero di pensare senza essere interrotto, libero di potere sentire il suono del silenzio. Prese un asciugamano e tentò di tamponare il più che poteva , si stava maledicendo per aver infranto la promessa. Accasciandosi a terra l'unica cosa che uscì dalle sue labbra fu il nome della sua unica ragione di vita “..Uruha..” le lacrime gli resero la vista poco nitida, i suo pensieri si accavallarono, vide la sua vita assieme ad Uruha scorrergli davanti come in un film. Stava perdendo tutto, e lui non voleva che accadesse. Sentiva le forze venire meno, il respiro accelerare proprio quando credeva che tutto ormai fosse finito sentì il rumore di una chiave e la porta aprirsi. Avrebbe voluto urlare con tutto se stesso ma non ne aveva le forze, era li inerme sul pavimento gelido del bagno completamente ricoperto di sangue.


 


“Aoi..?!” sentì la voce melodiosa del suo compagno chiamarlo, si stava maledicendo ancora di più per il fatto che non riuscisse a rispondere, il pianto si fece maggiore.


 


“Aoi, dove sei?” i passi del biondi erano più udibili e li sentì avvicinarsi al bagno, la voce anche in quel momento era li che non voleva proprio abbandonarlo.


 


“Non ce la farà in tempo! Tu appartieni a me”


 


Un lamentò più alto, Aoi pregò che il biondo lo sentisse e lo aiutasse. Sentì la porta del bagno aprirsi e tentò in tutti i modi di aprire completamente gli occhi e poter vedere Uruha , ma con scarsi risultati.


 


 


“Aoi! No cosa..cosa hai fatto?” fra un lamento e l'altro sentì quella voce inconfondibile invadergli la mente, avrebbe tanto voluto sorridergli , ringraziarlo ma tutto quello che riuscì a fare quando Uruha lo prese fra le braccia fu cercare di aggrapparsi alla sua camicia. Uruha prontamente si tolse la giacca e la premette sulla ferita cercando qualcosa con cui fermarla.


 


“Per favore, rimani con me! N-Non lasciarmi...n-non lasciarmi” un bacio, salato, Uruha stava piangendo ed Aoi seppe benissimo che la causa del suo dolore non era altro che lui. Nel momento in cui affondò la lama nella sua pelle non pensò a cosa tutto questo avrebbe potuto provocare in Uruha. Sicuramente si sentiva colpevole ad averlo lasciato solo in casa, ma non era colpa sua e avrebbe tanto voluto dirglielo.


Aoi era stato egoista,, ma era l'unico modo per far cessare tutto il dolore e la frustrazione che quella maledetta gli provocava, e sembrava che questo stesse riuscendo perché la voce non c'era più, lo aveva finalmente abbandonato. Ora rimaneva il fatto che stava per morire e non voleva assolutamente addormentarsi, aveva terribilmente paura di non essere più in grado di vedere il dolce viso di Uruha, ma le palpebre le sventiva pesanti.


Sentì Uruha allontanarsi e il panico si impadronì di lui, lo stava abbandonando?


 


 


Tornò poco dopo a stringerlo “No..non addormentarti, stanno per arrivare. Ti prego...t-tieni duro..” la voce del biondo era spezzata e tremante sicuramente causa del pianto, che tentava di invaderlo. Uruha non riusciva a capire perché Aoi lo avesse fatto, tutto stava andando bene. Le cure stavano funzionando e il dottore gli aveva detto che avrebbe potuto smettere la terapia se andava avanti così.  E poi non erano forse felici? Sicuramente Aoi non lo era oppure Uruha non aveva fatto i conti con la fragilità del moro, con le sue insicurezze e paure. Gli accarezzò il volto, scostandogli dei capelli e gli baciò il viso, non voleva assolutamente che si addormentasse.


 


“A-aiutami...” un sussurrò impercettibile, era ciò che uscì dalle labbra di Aoi. Il biondo lo strinse ancora più a se per paura, forse, che potesse andarsene e lasciarlo solo. Non poteva lontanamente immaginare una vita senza Aoi, tutto ruotava attorno a lui. Era la sua ragione di vita, era grazie a lui che decise di aprire la galleria d'arte. Era grazie a lui che aveva un buon motivo per svegliarsi al mattino. “Si..Ti aiuterò! Ne usciremo assieme da tutto ciò, te lo prometto!” Solo grazie ad Uruha sarebbe riuscito di nuovo ad ascoltare il suono del silenzio.


 


 


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